Sicilia, l’occasione (europea) buttata

Scritto da: il 07.02.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Non accennano a placarsi le polemiche sullo scarso utilizzo dei fondi dell’Unione Europea da parte della Regione Siciliana. I numeri che circolano in merito spesso sono in assoluta libertà (addirittura c’è chi oggi “beatifica” la gestione di Totò Cuffaro, ritenuto un presidente in grado di spendere il denaro proveniente da Bruxelles, il che è francamente assai opinabile), ma certo c’è qualcosa che non va e deve pur esservi una ragione (incapacità ontologica?) nella storica scarsa propensione degli amministratori del Sud Italia a far tesoro delle opportunità comunitarie. Pensiamo, di contro, a come l’Irlanda abbia goduto per decenni di un fortissimo input allo sviluppo grazie ad una buona gestione dei fondi europei. O a come la Polonia stia cambiando rapidamente il suo volto, cogliendo al volo tutte le chance per ammodernare le vecchie infrastrutture e realizzarne di nuove.

In Sicilia, invece, nulla di tutto questo. Secondo talune fonti, vi sarebbero bloccati 1.7 miliardi di euro statali. Sui fondi Fas 2000-2006 stesso discorso. Da una ricognizione del Cipe, risultano spesi solo al 24%, a fronte di 4 miliardi a disposizione. Inoltre, sempre secondo dati ministeriali, il 50% degli impegni assunti sarebbe inerente progetti con spese inferiori al 10% del finanziamento. Andiamo al Por 2009, di cui non sarebbero stati spesi ben 360 milioni. Peggio ancora la situazione per il Por 2010, con un impegno del 7.2%, ossia appena 62 milioni su 872 disponibili. Comprensibile come Palazzo Chigi preferisca ormai puntare su altre regioni del Paese, nonostante la nota fedeltà elettorale dell’Isola al suo corrente inquilino.

Analoga situazione per quel che riguarda l’agricoltura, con la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) che da mesi lancia appelli inascoltati. In campo agricolo sono stati spesi 240.9 milioni (appena l’8.7%) su 2.7 miliardi del Psr (il Programma di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea) 2007-2013. Questi quasi 3 miliardi di euro sono ripartiti in 5 precise linee d’intervento, osservando bene le quali il quadro si fa ancora più fosco. Per l’importantissima linea 1 (riguardante interventi a favore dei lavoratori, ma anche delle infrastrutture, nonché l’ammodernamento delle aziende e dei processi produttivi), a fronte di una disponibilità di 1.4 miliardi sono stati spesi appena 5 milioni, ossia un misero 0.36%. Nel mentre, il settore agrario agonizza: nell’ultimo anno in Sicilia si sono persi 106 mila posti di lavoro da bracciante et similia ed il reddito dei coltivatori si è contratto del 7% circa.

Soluzioni per uscire da una simile paralisi? «In Sicilia solo la stabilità politica e la collaborazione fra tutte le forze in campo possono consentire di pianificare seriamente gli interventi ed utilizzare bene tutto il denaro europeo e statale disponibile», predica allarmato (anche lui) Nino D’Asero, vicepresidente della Commissione Bilancio e Programmazione all’Ars. «Ma bisogna fare in fretta – sottolinea il deputato regionale Pdl – perché dal 2013 la Sicilia non sarà più obiettivo 1 dell’Ue. E i soldi andranno altrove». Finalmente, vien da dire. Qualcun altro, magari, saprà come utilizzarli per il bene della propria gente.

Pubblicato su Sud, a. II, n. 2 con il titolo Fondi europei arRAFFAti

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