Sicilia, si ricompatta la sinistra

Scritto da: il 28.06.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Alcuni punti fermi assolutamente irrinunciabili, ossia: legalità e lotta alla mafia, lavoro, accoglienza ai migranti, una sanità pubblica veramente al servizio dei cittadini e che non sia bacino elettorale e centro di smistamento di clientele, tutela dell’ambiente. Eppoi i compagni di strada con cui perseguire gli obiettivi, a cominciare da chi si è mobilitato per i referenda, ma anche le associazioni, in primo luogo quelle antimafia,  e i partiti o “pezzi” di partiti, cioè quelle tante persone che ancora sono dentro il Pd e che non gradiscono proprio la scelta di stare al governo con Raffaele Lombardo.  È stato questo il senso dell’assemblea “Il vento cambia anche in Sicilia? Costruiamo l’alternativa a Lombardo e al centrodestra”, svoltasi ieri al Centro Culturale Zo di Catania e promossa dalla Federazione della Sinistra per ragionare su un possibile mutamento/mutazione anche in Sicilia, alla luce dei risultati elettorali delle recenti amministrative.

Se è successo a Napoli può accadere anche in Sicilia ed ovunque è prioritaria la lotta alla criminalità organizzata. E infatti all’incontro della Federazione della Sinistra c’erano l’Arci, Libera, Un’altra storia, i vari movimenti per l’acqua pubblica e tante altre realtà dell’associazionismo, a confrontarsi con gli esponenti dei partiti, Rifondazione Comunista FdS, Comunisti italiani-FdS, Socialismo 2000-FdS, Lavoro e Solidarietà, ma anche Italia dei Valori, Sel e, appunto, quella parte del Pd che non si rassegna ad essere subalterna a Raffaele Lombardo e che su di un punto preciso non ha dubbi: con i mafiosi non soltanto non si devono fare affari, ma nemmeno incontrarli.

Dunque, da una parte i dati – quelli autorevoli della Banca d’Italia e degli istituti di ricerca – che parlano di una Sicilia allo stremo, dove non si fanno investimenti, dove più del 40% delle famiglie è sulla soglia della povertà e da dove i giovani sono costretti ad andare via, dall’altra le presunte riforme della giunta Lombardo. Come quella della sanità, una privatizzazione stile Thatcher, seppur in forma carsica. O come quella, – che di fatto non c’è mai stata – dell’apparato burocratico: ben 80.000 persone a vario titolo risultano sul libro paga della Regione Sicilia (3.700 per la Lombardia e 2.700 per l’Emilia Romagna, tanto per citare le Regioni più efficienti del Paese).

Bene, se c’è un senso che prevale sugli altri nell’incontro di ieri è dire forte che nell’Isola non vi sono solo Mpa o il Pd che ambisce alle briciole del potere di Raffaele Lombardo, ma vi è anche e soprattutto una Sicilia politica e sociale viva, che non è presente all’Assemblea Regionale soltanto a causa di una legge liberticida – voluta ovviamente dalle forze politiche maggiori – che prevede lo sbarramento al 5%. Ma è una Sicilia altamente morale, attiva e vigile che non è interessata ai giochi di potere, ma disegna percorsi alternativi e pone in essere i passi necessari per percorrerli fino in fondo.

Il Grande Puffo in versione comunista
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