Sondaggio Demopolis, in Sicilia stravince l’astensione

Scritto da: il 02.08.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: 3 siciliani su 10, se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, non andrebbero alle urne. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa).

È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell’usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare.

«L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani, appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali».

Il Pdl, che è in cerca di un futuro dopo Silvio Berlusconi e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell’Isola al 27.2% dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all’occhio immediatamente la differenza con il 46% del 2008, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione “meridiana” di Micciché (8%).

Anche il Pd, 19%, resta distante, con 510 mila voti, dai risultati delle politiche 2008. Sempre secondo Demopolis, diversamente che altrove il partito di Pier Luigi Bersani non sembra fruire in Sicilia del positivo clima post referendario e risente, tra gli elettori, di un’identità ritenuta troppo incerta e frammentata, anche e soprattutto a causa dell’alleanza con l’Mpa in Regione, da moltissimi militanti avvertita come innaturale.

L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando è in crescita, seppur non forte, e arriva quasi al 5%. Rimane però assai debole in Sicilia orientale. Margini di sviluppo l’Idv ne ha di certo e non è da escludere un risultato elettorale ben oltre le attuali previsioni. Sinistra, Ecologia e Libertà ottiene invece il 3.5%, ovvio risultato della simpatia diffusa anche in Sicilia per il leader Nichi Vendola. All’1.2% la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani insieme), con margini di crescita considerevoli, soprattutto in considerazione dell’autunno caldissimo che verrà. Complessivamente il 3% va al Movimento Cinque Stelle e ad altre liste di centrosinistra. Un risultato oggettivamente basso per la formazionedi Beppe Grillo, che ovunque in Italia miete consensi e successi, ma non in Sicilia, terra antropologicamente troppo lontana dal tipo di impegno sociale richiesto dall’intellettuale genovese.

Sull’opposta sponda di centrodestra, prosegue invece il consolidamento di Forza del Sud, il nuovo partito, assai territoriale, di Gianfranco Micciché, attestato all’8%. Un dato che, se venisse confermato dalle urne, sarebbe davvero ottimo per il sottosegretario al Cipe. Al 3.4% si posiziona il Pid di Saverio Romano (che a Palermo va oltre il 10% delle intenzioni di voto), mentre sfiora il 2% La Destra, in Sicilia fortissimamente identificata con Nello Musumeci, attuale sottosegretario di Stato alle Politiche Sociali, sempre assai amato dalla gente comune.

Proseguendo nell’analisi, si vede come un ruolo significativo sia ricoperto dal cosiddetto Terzo Polo, che, come già l’Udc negli scorsi anni, ha oggi la sua roccaforte nazionale proprio in Sicilia. Secondo i dati di Demopolis, il suo peso politico potrebbe rivelarsi decisivo per la futura governabilità del Senato italiano. L’MpA del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, con circa 360 mila voti, si attesta al 13.5%, l’Udc di Pier Ferdinando Casini ottiene il 7.8% (risulta assai consolidata, ma debole a Catania e Palermo), l’Api di Francesco Rutelli cresce all’1.7%, mentre perde ancora terreno, calando al 5%, Futuro e Libertà, il partito di Gianfranco Fini. Rimane da chiarire se l’Mpa si possa realmente considerare un pezzo del Terzo Polo. Da Roma arrivano segnali talvolta discordanti in merito, ma in caso di elezioni imminenti chiarezza sarà sicuramente fatta.

Ovviamente, ben diverso risulterebbe il consenso dei partiti nelle intenzioni di voto per delle elezioni regionali, che, come giustamente nota Demopolis, da sempre si caratterizzano, rispetto alle politiche, per una differente espressione del consenso da parte dei siciliani.

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