Squinzi a Catania: «quella della pubblica amministrazione è la madre di tutte le riforme»

Scritto da: il 30.05.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Stamattina il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto all’86° assemblea dei soci di Assindustria Catania, fornendo tutta una serie di interessanti spunti di riflessione sulla realtà politico-economica italiana di oggi (chi fosse interessato può leggere la mia diretta Twitter: twitter@CarloLoRe). Nell’analisi di Squinzi, in Italia la bassa crescita è sostanzialmente dovuta al fatto che è sempre più difficile fare impresa, anche per una pressione fiscale sempre più forte. «Occorre fermare l’emorragia e ritrovare la fiducia», ha dichiarato il leader degli industriali, «credendo fortemente in quel che facciamo, al Nord come al Sud».

Squinzi ha anche espresso un concetto abbastanza in controtendenza rispetto al comun sentire degli ultimi mesi, a proposito dell’Europa, che alcuni oggi avvertono quasi come un problema: «è chiaro che l’Europa “impatta” moltissimo sull’Italia ed anche sul Mezzogiorno», ha spiegato, «ma noi dell’Europa abbiamo bisogno, perché è la leva d’Archimede per il futuro. Come abbiamo bisogno di infrastrutture, ma concrete, non le megainfrastrutture spesso pensate e mai realizzate». Che sia stata una frecciatina contro l’ossessione di alcuni, dalle parti di Palazzo d’Orléans, attorno al Ponte di Messina?

Il presidente di Confindustria ha poi toccato il delicato tema della riforma della pubblica amministrazione, «la madre di tutte le riforme da fare in Italia, dove servono subito sburocratizzazione, semplificazione ed un quadro normativo più favorevole per le aziende. In sintesi, un modello più trasparente e responsabile di PA, insieme a un fisco stabile ed omogeneo, che consenta ai migliori di avere la possibilità di vincere, non ai più furbi». Parole sante. Con una valenza ancora maggiore perché dette in una terra dove molti, credendo di essere furbissimi, hanno contribuito a lasciare alle nuove generazioni un deserto di povertà e sottosviluppo.

Giorgio Squinzi

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