“Star Trek”, l’apprendistato (molto) teatrale del capitano Kirk

Scritto da: il 14.05.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Per certi versi il prequel assoluto di Star Trek pensato e realizzato da J.J. Abrams è l’ennesimo colpo di genio dello sceneggiatore e regista noto nel mondo per aver creato la serie tv Lost. Molte cose in questo film sono andate per il verso giusto, è doveroso sottolinearlo. Un cast eccezionale che si è confrontato senza timori reverenziali con il ricordo dei mostri sacri della serie originale, una regia ottima, effetti speciali bellissimi e sommamente realistici, una fotografia eccellente.

Nonostante i molti pregi, però, questo Star Trek non può certo essere definito un capolavoro. Per alcuni motivi che cercherò di spiegare.

Innanzitutto, non capisco perché il cinema di fantascienza negli ultimi anni non riesca a fare a meno di 2-3 situazioni comiche disseminate quà e là, come se fosse d’obbligo far ridere per forza lo spettatore almeno un paio di volte durante un film. Non sono affatto d’accordo. La fantascienza per me è dramma, pathos, tensione verso l’ignoto, anelito all’Infinito. Andrebbe quindi evitato con cura qualsiasi sconfinamento, seppur breve, nel genere commedia, cosa che con Abrams, invece, accade spesso. Ad alcuni piacerà pure, a me no.

Altra annotazione negativa: il film di Abrams è tutto giocato su dei paradossi temporali più enunciati che altro, fino al paradosso del non paradosso, quando ad un certo punto incontrandosi la stessa persona, una proveniente dal tempo presente ed una dal futuro, non accade nulla. L’eventualità è con forza scartata da tutti i grandi scrittori di science fiction, che considerano fonte di disastri inenarrabili che ci si possa incontrare con il se stesso proveniente da un tempo diverso.

Altro rilievo. Se proprio si doveva riscrivere un mito come Star Trek, era davvero necessario fare del giovane capitano Kirk un mezzo disadattato incapace di disciplina?

In sintesi, il film è godibilissimo, con scene apocalittiche mozzafiato (Vulcano risucchiato in un buco nero, ad esempio) , ma di sicuro non passerà alla storia. Voto: 7.

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