Duole dirlo, ma la tragedia di Fort Hood (13 morti e 31 feriti nella più grande base militare Usa, una vera cittadina con una “popolazione” che va dai 40.000 ai 65.000 abitanti) potrebbe finire con il porre dei dubbi sull’intero modello americano di assimilazione/integrazione degli immigrati.
Fatta salva la mia netta e nota preferenza socio-culturale per il mondo nordeuropeo in generale e scandinavo in particolare, sono sempre stato e (spero) sempre sarò un seguace del melting pot. Eppure un gesto di follia come quello avvenuto in Texas fa vacillare anche un accanito sostenitore della “bellezza estetica” del meticciato come me.
Un mondo meticcio, incrociato, trasversale, pacificamente fuso o armonicamente convivente nelle sue diversità mi ha sempre affascinato. Come mi ha sempre attratto l’idea, alla base della Nazione americana, di una identità di cittadino data dall’accettazione della Carta Costituzionale e dei suoi valori. A prescindere dalla religione di ognuno, a prescindere dalla fede politica di ognuno.
Anyway, alcuni nodi stanno rapidamente giungendo al pettine negli Usa ed in Europa. Ed il massacro avvenuto stanotte in Texas non può non porre qualche interrogativo.
Il maggiore medico dell’Esercito Nidal Malik Hasan, psichiatra di 39 anni, è figlio di immigrati giordani. Non si sa nemmeno se sia musulmano, se sia credente, se sia praticante. Ma il dubbio assale, il tarlo penetra e scava. Un gesto di follia è un gesto di follia. Ma il gesto di follia di un ufficiale Usa di origini arabe in procinto di partire per l’Iraq acquista inevitabilmente una luce diversa. Ponendo ancora una volta l’interrogativo sul grado di fedeltà possibile di un cittadino occidentale dalle origini e dalla fede religiosa storicamente così aliene all’Occidente.

























Carlo Lo Re è un giornalista e saggista catanese (per avere un'idea dei suoi noiosissimi lavori, cliccate il suo sito "serio" linkato da qualche parte qui nel blog ...). Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento più agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.