Sulla ciclica utilità (per i partiti) di un governo tecnico in democrazia

Scritto da: il 24.11.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Sono trascorsi un po’ di giorni dall’entrata in carica del governo Monti. La situazione complessiva dell’economia italiana ed europea non mi pare migliorata di molto, ma sicuramente la credibilità internazionale del nostro Paese sta rapidamente crescendo (un premier presentabile è certo assai meglio di uno impresentabile). In parallelo con la preoccupazione degli italiani per le intenzioni del nuovo presidente del consiglio, che certamente dovrà incidere non poco sulle finanze dei cittadini per tentare di (ri)far quadrare i conti. Cosa che né Angelino Alfano, né Roberto Formigoni o Pier Luigi Bersani potrebbero fare senza assassinare nella culla le proprie aspirazioni future. Una riflessione/domanda sorge quindi spontanea: non sarà che ciclicamente, diciamo ogni quindicina d’anni circa, serva ad uno Stato una direzione tecnica che compia un certo tipo di lavoro che renderebbe troppo impopolari i politici?

Insomma, tagli alla già esigua spesa pubblica e l’aumento di una pressione fiscale già assai alta devono necessariamente passare per un esecutivo fatto da uomini che non hanno ulteriori ambizioni politiche e che sono disposti a catalizzare su di sé le inevitabili antipatie dei cittadini, evitando che l’immagine dei politici di professione venga troppo inficiata da una stagione di “lacrime e sangue”. Bersani ed Alfano appoggiano sì Monti, ma nell’immaginario comune non saranno immediatamente associati all’ex rettore della Bocconi. Se le cose andranno bene, quindi, anche loro incasseranno il dividendo politico dell’operazione Monti. Se questa, viceversa, si rivelerà essere soltanto un gioco al massacro dei cittadini potranno sempre tirarsi indietro e, in ogni caso, non vi avranno mai messo direttamente la faccia. Una sorta di “giocata a cavallo” governativa dove chi perde è solo la gente comune.

Foto di gruppo del governo Monti con al centro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il premier

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