Svezia, il tramonto di una idea forte, anzi fortissima

Scritto da: il 21.09.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Le elezioni di domenica scorsa in Svezia hanno lasciato il Paese scandinavo in una impasse inusuale a quelle latitudini, uno stallo dal quale si potrà uscire solo attraverso una paziente concertazione tra le varie forze politiche presenti in Parlamento. A vincere le consultazioni è stato il rassemblement di centrodestra, guidato dal premier uscente Frederik Reinfeldt (per inciso il primo non socialdemocratico mai confermato alla guida del Paese nelle secolare storia delle democrazia svedese), ma fermandosi al 49.2% dei voti e senza quindi riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta. A questo punto, alla coalizione governativa verranno assegnati 172 seggi su 349. Una situazione che di certo non permette a Reinfeldt di andare avanti autonomamente.

Il centrosinistra, invece, guidato dall’”azionista di maggioranza” socialdemocratico, ha raggiunto il 43.6% delle preferenze, conquistando 157 seggi. Non buoni per governare, ma utilissimi per un’opposizione dura. Ago della bilancia, a questo punto, potrebbero divenire i Democratici di Svezia, il partito di estrema destra xenofoba che è riuscito ad entrare in Parlamento con il 5.7% delle preferenze e 20 seggi. Sparito dalla scena il Partito Pirata, che pure alle elezioni europee dell’anno scorso aveva avuto un ottimo risultato, ottenendo anche un deputato a Strasburgo.

Ovviamente, il primo ministro Reinfeldt vorrebbe evitare la scomoda alleanza governativa con l’estrema destra anti-immigrazione, ma i Verdi verso cui è orientato al momento non sembrano ricambiare l’attenzione. Di certo, però, con la sua riconferma alla premiership gli svedesi hanno voltato definitivamente pagina ed il mito del Partito Socialdemocratico che fu di Olof Palme sembra davvero essere tramontato, almeno a Stoccolma. Peccato, perché si trattava  e si tratta ancora di una idea fortissima, l’idea che ha fatto grande nel Novecento l’intera Europa del Nord.


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