The Week After

Scritto da: il 21.04.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

È passata una settimana dalla chiusura delle urne. Ossia dalla vittoria a valanga di Silvio Berlusconi, prepotentemente tornato a Palazzo Chigi con un consenso dalle dimensioni notevolissime. Qualche riflessione a freddo, lontana dalla stupidità sesquipedale degli exit-poll, è quindi possibile.
Né alla Camera, né al Senato il Pd è riuscito neanche minimamente a resistere e la soglia del 35% – individuata da Walter Veltroni quale limes fra un’accettabile sconfitta ed una disfatta – non è stata superata (33.17% alla Camera il risultato dei democratici).
Insomma, il Pd rimane una splendida idea ancora molto confinata nella sfera teorica. In ogni caso, per W, come lo chiama Il Foglio, la sconfitta nel confronto con Berlusconi è bilanciata dalla grande vittoria che per lui rappresenta la scomparsa dei comunisti e dei socialisti dal Parlamento, obiettivo perseguito con scientifico accanimento dal Pd.

Ovvio che la sinistra estrema ha messo molto del suo nella sconfitta clamorosa che l’ha cancellata dalla scena politica istituzionale italiana. Come negli ultimi tempi ho scritto più volte su Milano Finanza, l’unione fra verdi e comunisti è assolutamente innaturale. I verdi sono a mio avviso una forza politica antimodernista ed il loro integralismo ambientalista cozza in maniera evidente con la difesa dei diritti dei lavoratori. Una seria riflessione sulla débâcle di Sinistra Arcobaleno non può quindi prescindere dal fare i conti con le radicali differenze fra gli interessi degli ecologisti e quelli della classe lavoratrice nel suo complesso.
Di certo l’Italia che viene fuori dalle legislative 2008 è un Paese che vede una mutazione profonda della sua cultura politica. Intorno al Cav vi è ormai un vero e proprio blocco sociale, una sorta di post-borghesia, che lo ritiene in grado di tutelare i propri interessi molto meglio del centrosinistra. Il Pd, da canto suo, ha un anno di tempo per affrontare la prova d’appello delle consultazioni europee di metà 2009. Lì si vedrà se la leadership del partito nato da quella che è una delle idee politiche più forti della storia repubblicana è in grado o meno di guidarlo. In caso contrario, spazio a D’Alema. Che già da un mesetto, subodorando il tracollo, ha cominciato a scaldare i motori.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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