ThyssenKrupp, il rinvio a giudizio dell’ad è una pagina storica per la giustizia italiana

Scritto da: il 18.11.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Ieri la Procura della Repubblica di Torino ha scritto una pagina davvero storica per la giustizia italiana. Il rinvio a giudizio per omicidio volontario dell’amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, rappresenta la sacrosanta, seppur tardiva, conferma di quanto la logica dice da sempre: le morti sul lavoro sono degli omicidi con dei responsabili, spesso assai chiari, per i quali che qualcuno muoia in un incidente è eventualità accettabile.

Ormai in Italia ogni anno si registra circa un migliaio di infortuni mortali sul lavoro. Una strage che fa impallidire le statitiche sui cosiddetti anni di piombo.

Ma la vicenda orribile della ThyssenKrupp, con l’inqualificabile arroganza del management del gruppo dopo la tragedia del 6 dicembre 2007, ha avuto davvero un quid particolare. Per l’atroce morte dei sette operai. E per il comportamento sommamente irriguardoso dei dirigenti dell’azienda, che, invece di chiedere perdono a Dio ed alle famiglie dei caduti, contrattaccarono delirarando idiozie su quella che definirono voglia di protagonismo mediatico dei superstiti.

Ora, per la prima volta, un simile incidente è trattato dalla Magistratura non come una fatalità, seppur colposa, ma come un omicidio volontario. L’auspicio è che il rinvio a giudizio di Espenhahn faccia scuola e si possa giungere prima possibile anche ad una modifica della legislazione in merito. Una modifica che consideri, come ora non è fatto, che se un operaio muore in 9 casi su 10 vi è un netto responsabile che deve pagare senza sconto alcuno con una pena detentiva alta.

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