Trattatello ironico contro gli spifferi impertinenti

Scritto da: il 29.11.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

di Luigi Pulvirenti (il Conformista n. 24)

Mai lasciarsi condizionare dagli spifferi d’aria.
Da quelle correnti lievi e silenziose che si spandono dentro la tranquillità della tua quiete domestica attraverso le porte lasciate socchiuse. Che un conto è spalancarle per far cambiare l’aria non appena ti sei svegliato al mattino, altro è lasciarle “a vanedda”, come si dice dalle mie parti, quel tanto che basta a ché l’aria pungente di una fresca serata novembrina compia la sua opera indisturbata, come una goccia cinese. Poi son dolori: torcicollo e cervicale (Dio ce ne scanzi), mal di testa a prova di Aulin nell’immediato e principi di artrite sulle media distanza. Insomma: le porte vanno chiuse, ben bene. Con attenzione e precisione.

Prendete ad esempio la faccenda delle persiane: prima di andare a dormire bisogna assicurarsi che la leva per manovrarle sia scattata per intero dentro il suo alloggiamento, o la manopola che oggi spesso la sostituisce completamente girata nel verso che garantisce ermetica chiusura. Perché basta essere un tantino superficiali e ci sarà sempre un refolo pronto ad insinuarsi, oppure metti caso che si metta a piovere (in modalità monsone, come accade in questo autunno caldo e bagnato) e la mattina ti ritrovi con le All Stars lasciate nell’intercapedine bagnate, oltre che puzzolenti.

Perché lo spiffero è una cosa che da sollievo nell’immediato e provoca disturbi in prospettiva. Lo spiffero agisce a tradimento, ti usa senza che gliene abbia dato il permesso, utilizzando come arma e paravento quella effimera sensazione di benessere che usurpa il posto a quella, questa volta sì, piena del vento di grecale che soffia dall’Isola Lachea verso Piazza Castello, o del maestrale raccolto dentro lo spinnaker di una barca che bordeggia lasciandosi l’Etna imbiancata alle spalle. È come quegli ospiti che citofonano a casa tua mentre sei in mutande spaparanzato sul divano o dentro la doccia la domenica mattina. È come quelle cose che rimangono a metà, inespresse e non dette, e tu ti dai un tempo per vedere se giungono a compimento anche se sai che non succederà, e nella migliore delle ipotesi saranno succedanei.

Lo spiffero, se lo riconosci lo eviti. Ma, e siamo arrivati al dunque, se lo riconosci e te lo somministri ugualmente allora vuol dire che stai per entrare, o ci sei dentro tout court, nel girone dei masochisti. Di quelli che amano la cervicale e il dolore di testa. Di quelli che dicono “di jornu non nni vogghiu e a sira spaddu l’ogghiu”. Se poi sei tu a cercare disperatamente lo spiffero come una volta si cercava disperatamente Susan, la questione diventa complessa: si tratta di esposizione voluta, voluttuosa direi, a ciò che abbiamo la percezione ci farà male. È quella libidine perversa che porta la vittima a legarsi al carnefice (scrivendo in senso mooooolto figurato, che di spifferi stiamo parlando), come gli alcolisti che sono legati alla bottiglia nonostante staranno male solo a sentirne l’odore.

Tutti soffriamo degli spifferi provenienti dalle porte lasciate aperte a metà. O socchiuse. Perchè la sensazione del contatto con l’aria fresca che viene da fuori è presto annullata dalla percezione del freddo fastidioso che ti sorprende dentro la tua maglietta a maniche corte ed i pantaloni delle tuta da riscaldamento autonomo invernale. Perché è qualcosa che ti disturba il sonno ed in generale la sensazione di avere il controllo anche sulla scelta di prendersi un raffredore o meno.

Perciò chiudete bene le porte, quando devono essere chiuse. Ed al venticello leggero e tradimentoso preferite sempre il vento di burrasca affrontato dentro la giacca a vento o lo scirocco umido e molliccio contro cui ci può solo un bagno tonificante dentro il mare di Aci. La tempesta o la calma piatta, vera espressione di potenza o sensazione d’abbandono. Che in fondo è quello che ciascuno di noi desidera vivere, per non perdersi dentro la banalità arrendevole dei surrogati. Come gli spifferi.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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