Tremonti e la peggiore delle crisi (possibili?)

Scritto da: il 19.08.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

A ridosso di Ferragosto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti - che a mio avviso finora da aprile ha svolto il ruolo di vero premier, dettando l’agenda di governo a Silvio Berlusconi – ha definito la corrente crisi economica come la peggiore dal secondo dopoguerra in avanti. Probabilmente è vero, del resto di tracolli finanziari di privati, ditte, famiglie, Comuni e multinazionali si sente e si legge di continuo. E pare che a settembre 1/5 (un quinto!) delle partite Iva italiane chiuderanno i battenti … Drammatico … Come drammatica è in sé la situazione di molte famiglie italiane, nonché la percezione del frangente attuale.

Perché di certo c’è che l’impoverimento si accompagna ad effetti psicologici che lo rendono ancora più duro. Nel 1946 l’Italia era alla fame, ma il futuro era avvertito come migliore del presente che si viveva. Oggi è tutto all’opposto. Il presente è disperante ed il futuro ancora di più.

La verità è che ormai mancano da troppo tempo i cosiddetti “cicli storici”. Ossia manca la capacità di affrontare mutamenti epocali che prima o poi qualche generazione deve pure attraversare. Non era ragionevole supporre una crescita infinita della ricchezza occidentale. Ma siamo comunque arrivati impreparati al fatale appuntamento con la congiuntura nera. Soprattutto da un punto di vista psicologico. E questo è un altro sensibilissimo punto debole dell’Occidente. Nonché una delle ragioni più concrete della sua marcescenza …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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