Turchia, scampato pericolo con crescita a sinistra

Scritto da: il 13.06.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Non vi è stato in Turchia, alle elezioni politiche, il plebiscito che si attendevano i vertici dell’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo islamico moderato guidato dal premier Recep Tayyip Erdogan. Scampato pericolo per la laica Turchia, quindi, con la formazione “demoislamica” che ieri ha conquistato il 50.1% dei voti, ma ha dovuto comunque subire la crescita dell’opposizione in quanto a seggi conquistati. Anzi, l’Akp, pur con un ottimo risultato percentuale, è al minimo storico mai conseguito di presenze, 326, non sufficiente per condurre in porto il progetto, invero ben poco liberale, di portare avanti in solitaria un pacchetto di delicate riforme costituzionali allo studio da anni, visto che la quota minima per una manovra di questo tipo è di 330 deputati (con conferma referendaria).

Insomma, Erdogan dovrà cercare l’appoggio di un altro dei partiti presenti in Parlamento, visto che le opposizioni sono andate bene. Il Chp (centrosinistra), sotto la guida di Kemal Kilicdaroglu, ha sfiorato il 26% (aveva avuto il 20.8% alle elezioni del 2007), conquistando 135 deputati. Ottima anche la prova dei nazionalisti del Mhp, che hanno mantenuto invariati i consensi del 2007 (13% e 54 deputati, in barba allo scandalo sessuale scoppiato in piena campagna elettorale). Vi è poi stata l’esplosione dei candidati indipendenti eletti, giunti a 35 (mai successo prima). Di questi molti, circa 30, sono curdi.

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