Umana, troppo umana. Qualche pensiero su “The Iron Lady”

Scritto da: il 06.02.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

The Iron Lady, firmato dalla grande regista teatrale inglese Phillyda Lloyd, è solo marginalmente un film sulla leader conservatrice Margaret Tatcher, uno dei personaggi storici più importanti e controversi del ’900. In realtà, l’opera della Lloyd è una pacata riflessione sul crepuscolo della vita e del potere e sulla demenza senile, la cui eventualità incombe come uno spettro maligno su ognuno di noi.

Verità e finzione si intrecciano nel film. Poco è infatti dato sapere sulle reali condizioni di salute dell’ex premier britannico, ma fonti autorevoli parlano da qualche anno se non di alzheimer conclamato, almeno di demenza senile appunto. Che la Tatcher – donna che un giorno fu fra i politici più potenti al mondo – talvolta creda di parlare con il marito morto da anni è assodato e su questo rapporto con il defunto Denis la Lloyd tesse una tela di rara delicatezza e sensibilità, mostrandoci una Lady di Ferro ormai alla fine della sua avventura terrena. Umana, troppo umana secondo alcuni critici. Una anziana signora che non suscita più nessun rancore, ma solo tenerezza. Perché di fronte ad una vita che volge al termine poco possono dire l’ideologia ed i giudizi politici.

Nata a Grantham il 13 ottobre del 1925, Margaret Roberts in Tatcher è stata leader del partito conservatore inglese dal 1975 al 1990 e primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990 (la prima e ad oggi unica donna ad aver ricoperto tale carica). La regina Elisabetta le ha conferito il titolo di baronessa di Kesteven, nella contea di nascita del Lincolnshire, quale premio per aver contribuito a rendere il mondo un posto di molto peggiore rispetto a prima che giungesse a Downing Street.

Personalmente, ho sempre detestato in maniera radicale Margaret Tatcher, conservatrice (ma non reazionaria: votò per la depenalizzazione dell’omosessualità e dell’aborto) di estrazione piccolo borghese che ha liberato in Europa e nel mondo la belva ultraliberista oggi ovunque trionfante. Senza di lei i sindacati avrebbero ancora un peso ed un ruolo. Senza di lei il dopo crollo del Muro sarebbe forse andato diversamente. Senza di lei non si sarebbe assistito in Europa all’ondata di privatizzazioni selvagge che da 30′anni erodono la sovranità popolare e degli Stati a vantaggio di oligarchie post industriali. Ma – e sembra proprio questo il messaggio del film interpretato da una strepitosa Meryl Streep – non è la Margaret Tatcher spietata nemica dei lavoratori che sta spegnendosi disancorata dalla realtà. È solo una povera vecchia donna smarrita. Null’altro conta in questa fase. I bilanci storico-politici possono aspettare e comunque non riguardano certo il film della Lloyd.

Margaret Tatcher nel 2009 accanto al suo ritratto dipinto da Richard Stone ed esposto al n. 10 di Downing Street

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