Un cattolico giacobino alla “corte” di Robespierre

Scritto da: il 19.12.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Nel 1790 fu praticamente il primo ad accettare la Costituzione civile del clero voluta da Robespierre, quella sorta di scisma francese che causò parecchie vittime fra gli ecclesiastici che non vollero sottomettersi alla volontà dei rivoluzionari.

Dell’”abbé Grégoire” arriva ora in libreria un volume di grande interesse storico, Non uccidete il re. Sulla laicità, curato da Luigi Recupero, uno specialista del pensatore transalpino.

È incredibile come nei secoli il dibattito sul tirannicidio non si sia mai calmato. Fors’anche perché il mondo continua a sfornare tiranni di tutte le razze e di tutti i colori politici, per carità, ma di sicuro la discussione sulla giustezza o meno del dare la morte a chi là abbondantemente elargita approfittando di un ormai tramontato potere assoluto non accenna a placarsi.

Basti pensare al vespaio internazionale suscitato dal caso di Saddam Hussein. E taciamo dell’affaire Milosevic, risolto da un provvidenziale infarto che ha stroncato la vita dell’Hitler dei Balcani prima che il Tribunale Penale Internazionale decidesse alcunché sulla sua sorte.

Sull’argomento tirannicidio Grégoire aveva le idee chiare. Come sottolinea Stefania Mazzone nella prefazione al saggio, l’abate auspicava che Luigi XVI fosse il primo a poter fruire dell’abolizione della pena di morte, abolizione che pure, almeno parole, era sostenuta anche da Robespierre (scappa da ridere …).

Ma i capi della Rivoluzione decisero diversamente, Luigi XVI venne ghigliottinato e la Francia divenne rossa dal sangue delle teste mozzate.

Se l’incisività pratica di Grégoire nel mitigare i fuori da dayaki di Robespierre e compagni fu scarsa, non lo stesso si può dire delle sue idee sulla laicità, che da cattolico giacobino (ci si passi l’ossimoro oltremodo azzardato) propugnò tenacemente e che a due secoli di distanza ancora suscitano interesse.

Baptiste-Henri Grégoire (a cura di Luigi Recupero), Non uccidete il re. Per la laicità, Selene Edizioni, Milano, 2008, pp. 172, euro 13,40, tel. 02/26.68.17.38.

Apparso su il Domenicale di sabato 15 novembre 2008

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