Unione Europea: bilancio a rischio, futuro nebbioso

Scritto da: il 27.11.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Il termine per approvare il bilancio 2011 dell’Unione Europea è scaduto senza che il Parlamento e il Consiglio, appunto i due rami dell’autorità di bilancio, siano riusciti a raggiungere un accordo. A nulla sono poi valsi i negoziati fra i vari governi nazionali e l’europarlamento. Per il 14 dicembre è stata così fissata una riunione dell’Ecofin per trovare un accordo, ma la strada sembra davvero essere in salita.

Insomma, per la prima volta nella sua storia, l’Ue rischia di restare senza un bilancio e di dover operare secondo il cosiddetto “regime dei dodicesimi”. Sarà solo un caso, ma certo è bene sottolineare come quest’anno, grazie all’entrata in vigore del controverso Trattato di Lisbona, il Parlamento Europeo abbia, in tema di bilancio, gli stessi poteri decisionali del Consiglio. L’Europa, quindi, si ritrova oggi a non essere guidata dal solo metodo intergovernativo applicato per decenni. Nello specifico, il negoziato degli ultimi giorni si è arenato sullo scoglio del no pronunciato dal Consiglio alle richieste del Parlamento, che dal canto suo aveva mostrato una certa disponibilità sulle riduzioni, anche importanti, proposte dagli Stati membri.

Ma entriamo ancora più nel dettaglio di quel che è accaduto. Di fronte ad un aumento dei pagamenti del 5.85 % rispetto al bilancio 2010 proposto dal Parlamento Europeo, il Consiglio ha posto un veto, indicando quale soglia ultima un aumento del 2.91 % a causa del momento di austerità che coinvolge i bilanci nazionali. Di fronte a tale ferma presa di posizione, l’europarlamento, dopo un denso dibattito, ha accettato le cifre proposte dal Consiglio, rilanciando però sul piano politico e, ovviamente, premendo sulle proprie priorità. In sintesi, i deputati europei hanno chiesto il riconoscimento di quanto previsto dal Trattato di Lisbona in merito al coinvolgimento del Parlamento nella discussione sulle future prospettive finanziarie e sulla revisione del quadro finanziario pluriennale. A tali punti i parlamentari hanno aggiunto la flessibilità allo 0.03 % dell’Rnl e la richiesta di una dichiarazione di intenti sul tema delle risorse proprie.

Ed è proprio quest’ultimo punto, tutto politico, il reale cuore del problema. Ad oggi, infatti, nonostante quanto prevedano i vari trattati, il bilancio comunitario è in gran parte finanziato dai contributi dei 27 Stati membri.

Insomma, sembra davvero giunto il momento di far ripartire il dibattito sulla possibilità di risorse proprie per l’Unione, il che consentirebbe a Bruxelles di finanziare le sue politiche senza necessariamente gravare sui bilanci nazionali e, soprattutto, senza esserne (troppo) condizionata. Ma se si osserva bene, in realtà sul tema lo stesso Consiglio è abbastanza diviso al suo interno: alcuni Stati spingono infatti per un’Europa forte e dotata di un’autonomia decisionale propria, mentre altri preferiscono l’idea di un’Europa che sia sempre sotto il controllo dei singoli governi.

Per inciso, una procedura lunga con un’approvazione del bilancio non prima di marzo 2011 avrebbe gravi conseguenze, legate al regime dei dodicesimi. Perché quanto proposto dal Consiglio, ovvero tagliare i pagamenti, non significa tanto ridurre i costi di Bruxelles, quanto ridurre i trasferimenti agli Stati membri. Va da sé che i tagli più che in un danno ai beneficiari delle somme si tradurranno piuttosto in un ammanco nelle casse dei singoli Stati, che saranno costretti ad anticiparle (tipo per i pagamenti diretti agli agricoltori). Per fare un esempio concreto, solo per l’Italia ciò significherebbe un anticipo di 4.6 miliardi di euro, il cui rimborso verrebbe ad essere seriamente ritardato a causa dell’esercizio provvisorio.

Ma anche a voler condividere l’atteggiamento prudente del Consiglio, l’errore commesso è facilmente smascherabile, in quanto fondato su false premesse. Come è stato infatti evidenziato dall’appello firmato da 40 illustri esponenti della politica e dell’economia europea (tra cui Jacques Delors, Mario Monti e Barbara Spinelli), qualsiasi confronto tra un bilancio nazionale e il bilancio europeo è impossibile. Anzi, nel momento in cui i governi nazionali sono costretti a imboccare la via dell’austerità, il bilancio europeo può e deve essere lo strumento del rilancio.

In definitiva, quello cui stiamo assistendo in questi giorni non è soltanto uno scontro sui conti del 2011, ma è anche e soprattutto uno scontro sul futuro dell’Europa e le sue prospettive.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple