Usa, maxi fondo per un Capitalismo agonizzante

Scritto da: il 22.09.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Il segretario al Tesoro Usa Hank Paulson ha presentato un conto stratosferico per la creazione del mega fondo governativo per titoli “illiquidi” allo studio per uscire dalla crisi epocale scatenata dal fallimento della Lehman Brothers: il suo costo sarà di 700 miliardi di dollari. Per inciso, sarà anche necessario ritoccare i limiti statutari imposti sul debito federale, portandoli da 10.600 miliardi di dollari a 11.300 miliardi.

I giudizi in merito all’operazione, ovviamente, sono più che discordanti. Molti a dir poco feroci. Per il premio Nobel per l’Economia Joseph Stigliz si tratta di un’esposizione «mostruosa» da imporre ai cittadini statunitensi. Per altri, addirittura, gli Usa starebbero vivendo una deriva sovietica (è la tesi dell’economista Nouriel Roubini, oggi non più isolato in questa sua sommamente provocatoria posizione come poteva apparire qualche giorno fa). E dalla Francia giunge il “vaticinio” di un intellettuale scomodo come Guillaume Faye, che al pari di Roubini la catastrofe di questi giorni l’aveva prevista abbondantemente per tempo.

Comunque, Faye va oltre e prende spunto dalla crisi della finanza americana per parlare di una convergenza di catastrofi che potrebbe mutare il mondo come noi lo conosciamo. Scontro di Civiltà, sovrappopolamento, carenza di materie prime potrebbero nel medio periodo abbattere il Capitalismo e sgretolare l’Occidente.

Apocalittico senza dubbio lo scrittore francese. Del resto, come dargli torto di fronte ai quotidiani orrori di cui i media ci informano con una dovizia di particolari degna di un romanzo splatter?

Ma mentre Faye ci mette sull’avviso di fronte ai rischi di un Medioevo prossimo venturo, mentre la finanza mondiale viene scossa alle fondamenta da crolli di giganti un tempo considerati solidissimi, la Ferrari (venduta in 91 mercati nel mondo) presenta stime da capogiro per il suo fatturato 2008: oltre 1.7 miliardi di euro. Record di vendite, quindi, per la rossa di Maranello, status symbol degli ultraricchi del mondo. Mentre, lo ripetiamo, l’America affronta la più terribile crisi finanziaria dal 1929.

Paradossi della Globalizzazione, si dirà. Di quella Globalizzazione che l’oltremodo cinico Faye paragona alla «carne avariata». Personalmente sono sempre stato un moderato Sì Global, ma comincio progressivamente a capire sempre più il pensiero dei critici di questo One World che definire crazy mi sembra ormai il dio degli eufemismi.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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