Usa-Russia, la vera posta in gioco sono le risorse artiche

Scritto da: il 18.08.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

La vicenda caucasica che da oltre una settimana monopolizza l’attenzione del mondo ha riportato indietro di anni i rapporti fra Washington e Mosca. Ma ad onor del vero vi sono motivi più di peso per il deterioramento delle relazioni russo-americane, in primo luogo la corsa partita almeno dal 2005 per il controllo degl idrocarburi dell’area artica. Come ormai è noto, infatti, sciogliendosi progressivamente il ghiaccio del Polo Nord si è dischiusa la possibilità di raggiungere le ingentissime riserve petrolifere sottomarine dell’area, scatenando quello che a mio avviso è il gioco geopolitico più delicato ed importante del futuro a medio e lungo termine.

La conquista diplomatica di porzioni quanto più vaste possibili di Mare Artico è una partita che coinvolge molti altri soggetti, fra cui il Canada, la Danimarca (che dalla disputa internazionale inerente la Dorsale di Lomonosov potrebbe uscire come uno dei principali produttori al mondo di petrolio) e la Norvegia, ma i colossi sono sempre Usa e Russia, intenti a “rinverdire” oggi una Guerra Fredda che sembrava definitivamente consegnata ai manuali scolastici.

Perché, ogni giorno che passa ne sono più convinto, la reale posta in gioco nel confronto sempre meno cortese fra americani e russi è il controllo delle risorse dell’Artico, risorse che potrebbero affrancare l’Occidente dalla dipendenza dal petrolio arabo ovvero confermare lo strapotere energetico russo. Il resto - tutto il resto, dalla crisi georgiana allo “scudo spaziale” - sono mere occasioni per mostrare i muscoli e sondare la robustezza della corda tirata. E dire che fino a qualche anno fa il disinteresse per la regione polare era tangibile. Ma, si sa, il petrolio muta sempre la prospettiva delle cose …

  • anonimo

    Il petrolio dell’Artico? Sarà, ma io ho forti dubbi. Semmai il petrolio e gli oleodotti dell’Asia centrale, che dall’Artico è molto molto lontana.
    Qui, però, si tratta semplicemente di un Paese che ha sempre avuto un enorme orgoglio nazionale e troppo presto è stato dato per defunto politicamente e militarmente. La Russia ha saggiamente puntato al rialzo delle quotazioni delle risorse naturali di cui è ricca, garantendosi un consistente afflusso di dollari, con cui ha potuto rianimare il proprio apparato bellico.
    Per troppi anni, dalla caduta dell’Urss fino alla pessima presidenza Eltsin, le oligarchie locali hanno assunto un atteggiamento forzatamente passivo di fronte al disgregarsi della propria sfera di influenza. Estonia, Lettonia, Lituania in primis poi seguite da Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ungheria e più recentemente Ucraina e Georgia hanno sciolto il guinzaglio che le legava a Mosca per avvicinarsi all’Occidente. In questo momento storico, molto semplicemente, il nuovo zar ha semplicemente detto basta. Ha preparato la classica trappola in cui il governo di Tbilisi è caduto a piedi uniti, dando una lezione all’avventurismo di Saakashvili, ma inviando un duro monito a tutti coloro i quali (vedi Ucraina e Repubbliche centro asiatiche) vogliano affrancarsi dal mortale abbraccio del Cremlino. Mao, non a caso diceva “colpirne uno per educarne cento”.

  • anonimo

    Il petrolio dell’Artico? Sarà, ma io ho forti dubbi. Semmai il petrolio e gli oleodotti dell’Asia centrale, che dall’Artico è molto molto lontana.
    Qui, però, si tratta semplicemente di un Paese che ha sempre avuto un enorme orgoglio nazionale e troppo presto è stato dato per defunto politicamente e militarmente. La Russia ha saggiamente puntato al rialzo delle quotazioni delle risorse naturali di cui è ricca, garantendosi un consistente afflusso di dollari, con cui ha potuto rianimare il proprio apparato bellico.
    Per troppi anni, dalla caduta dell’Urss fino alla pessima presidenza Eltsin, le oligarchie locali hanno assunto un atteggiamento forzatamente passivo di fronte al disgregarsi della propria sfera di influenza. Estonia, Lettonia, Lituania in primis poi seguite da Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ungheria e più recentemente Ucraina e Georgia hanno sciolto il guinzaglio che le legava a Mosca per avvicinarsi all’Occidente. In questo momento storico, molto semplicemente, il nuovo zar ha semplicemente detto basta. Ha preparato la classica trappola in cui il governo di Tbilisi è caduto a piedi uniti, dando una lezione all’avventurismo di Saakashvili, ma inviando un duro monito a tutti coloro i quali (vedi Ucraina e Repubbliche centro asiatiche) vogliano affrancarsi dal mortale abbraccio del Cremlino. Mao, non a caso diceva “colpirne uno per educarne cento”.

  • http://www.carlolore.it Carlo Lo Re

    Ma il petrolio artico è tanto, tantissimo … E la Danimarca un avversario abbordabilissimo nell’ottica del Cremlino …

  • http://www.carlolore.it Carlo Lo Re

    Ma il petrolio artico è tanto, tantissimo … E la Danimarca un avversario abbordabilissimo nell’ottica del Cremlino …

  • Francesco

    Propendo per la tesi di Lo Re, sarà l’Artico il cuore di tutte le future contese geopolitiche. E nello scontro diplomatico la Danimarca non può essere lasciata sola contro la Russia.

  • Francesco

    Propendo per la tesi di Lo Re, sarà l’Artico il cuore di tutte le future contese geopolitiche. E nello scontro diplomatico la Danimarca non può essere lasciata sola contro la Russia.

  • Francesco

    Comunque, per me sarebbe carino vedere come si trasforma un Paese normale come la Danimarca diventando di botto uno dei principali produttori di petrolio del mondo. Tipo un esperimento sociologico.

  • Francesco

    Comunque, per me sarebbe carino vedere come si trasforma un Paese normale come la Danimarca diventando di botto uno dei principali produttori di petrolio del mondo. Tipo un esperimento sociologico.

  • Arturo

    A me sembra che i danesi potrebbero gestire la petroricchezza molto meglio di come hanno fatto gli arabi in questi 50′anni ultimi o i russi della Grazprom di recente. Di certo non sono arroganti e dispotici. Insomma, meglio che i giacimenti artici finiscano in mano a Copenhagen che non a Mosca. Ne sono sicuro.

  • Arturo

    A me sembra che i danesi potrebbero gestire la petroricchezza molto meglio di come hanno fatto gli arabi in questi 50′anni ultimi o i russi della Grazprom di recente. Di certo non sono arroganti e dispotici. Insomma, meglio che i giacimenti artici finiscano in mano a Copenhagen che non a Mosca. Ne sono sicuro.

  • Angela

    Sicuro, mille volte meglio i danesi che i medievali scheicchi arabi. Magari si riuscisse a togliere il monopolio delle risorse energetiche a quei beduini. Quindi, viva il Polo Nord e viva il petrolio artico!

  • Angela

    Sicuro, mille volte meglio i danesi che i medievali scheicchi arabi. Magari si riuscisse a togliere il monopolio delle risorse energetiche a quei beduini. Quindi, viva il Polo Nord e viva il petrolio artico!

  • http://www.carlolore.it Carlo Lo Re

    Detta così come la penso: io festeggerei un mese se la Dorsale di Lomonosov venisse assegnata a Copenhagen …

  • http://www.carlolore.it Carlo Lo Re

    Detta così come la penso: io festeggerei un mese se la Dorsale di Lomonosov venisse assegnata a Copenhagen …

  • max

    io festeggierei molto di più (e voi pure ne beneficereste) se la dorsale si ricoprisse di ghiaccio come madre natura prevedeva….

    con tutto quel che ne consegue (petrolio disponibile a parte)…

    (…ma qui la speculazione economico-filosofica si fa troppo intrecciata)

  • max

    io festeggierei molto di più (e voi pure ne beneficereste) se la dorsale si ricoprisse di ghiaccio come madre natura prevedeva….

    con tutto quel che ne consegue (petrolio disponibile a parte)…

    (…ma qui la speculazione economico-filosofica si fa troppo intrecciata)

  • http://www.carlolore.it Carlo Lo Re

    Non hai torto … Solo che non credo in tutta franchezza che lo scioglimento del Polo Nord sia solo opera umana … Sono cicli … E’ già accaduto in pieno Medio Evo … La Groenlandia si chiama così appunto perché Erik in Rosso la conquistò che era una Terra Verde … Sta tornando ad esserlo …

  • http://www.carlolore.it Carlo Lo Re

    Non hai torto … Solo che non credo in tutta franchezza che lo scioglimento del Polo Nord sia solo opera umana … Sono cicli … E’ già accaduto in pieno Medio Evo … La Groenlandia si chiama così appunto perché Erik in Rosso la conquistò che era una Terra Verde … Sta tornando ad esserlo …

  • max

    lo scioglimento del POLO NORD no, non è solo opera umana…
    ma c’è un motivo per cui lo si chiama “surriscaldamento globale”: perchè appunto, non riguarda solo il POlo N.

    cambiamenti climatici ce ne son senpre stati, ma limitati ad aree specifiche; una variazionae globale (salvo meteoriti di sauriana memoria…no, che memoria sauriana: son morti tutti!) e drastici spostamenti dell’asse terrestre può essere imputabile solo ad un massiccio apporto umano (ripeto: “apporto”; non siamo la sola causa, ma mi pare che stiamo dando sigarette ad un malato di cancro polmonare….)

    esempio (tanto per essere “bipolari”): al Polo Sud si stanno scoprendo strati di calotta che risalgono, quelle sì, al tempo dei sauri, e non a quelli di Erik il vichingo….

    segno inoppugnabile che al polo Sud, di scioglimenti nelle ultime centinaia di migliaia di anni, cambi di clima drastici, non ce ne sono stati…vabbè, il P. Nord non sarà stato così fortunato!

    certo è che la natura non estingue intere specie di animali superiori (mammiferi, uccelli, tanto per intenderci) in 1.000 anni.

    l’uomo c’è riuscito, più d’una volta, in molto meno tempo….

    meditare, invece di polemizzare…:-(

  • max

    lo scioglimento del POLO NORD no, non è solo opera umana…
    ma c’è un motivo per cui lo si chiama “surriscaldamento globale”: perchè appunto, non riguarda solo il POlo N.

    cambiamenti climatici ce ne son senpre stati, ma limitati ad aree specifiche; una variazionae globale (salvo meteoriti di sauriana memoria…no, che memoria sauriana: son morti tutti!) e drastici spostamenti dell’asse terrestre può essere imputabile solo ad un massiccio apporto umano (ripeto: “apporto”; non siamo la sola causa, ma mi pare che stiamo dando sigarette ad un malato di cancro polmonare….)

    esempio (tanto per essere “bipolari”): al Polo Sud si stanno scoprendo strati di calotta che risalgono, quelle sì, al tempo dei sauri, e non a quelli di Erik il vichingo….

    segno inoppugnabile che al polo Sud, di scioglimenti nelle ultime centinaia di migliaia di anni, cambi di clima drastici, non ce ne sono stati…vabbè, il P. Nord non sarà stato così fortunato!

    certo è che la natura non estingue intere specie di animali superiori (mammiferi, uccelli, tanto per intenderci) in 1.000 anni.

    l’uomo c’è riuscito, più d’una volta, in molto meno tempo….

    meditare, invece di polemizzare…:-(

  • Giovanni Deodato

    Io mi aspetto di tutto dalla Russia,ormai. Sono sicuro che, come dice Lo Re, le loro mire siano principalmente sul petrolio artico, che è tanto, credetemi. Ci sono report geologici che parlano di riserve immense a bassa “quota”. E’ ovvio che mirano a soppiantare la Danimarca dall’area.

  • Giovanni Deodato

    Io mi aspetto di tutto dalla Russia,ormai. Sono sicuro che, come dice Lo Re, le loro mire siano principalmente sul petrolio artico, che è tanto, credetemi. Ci sono report geologici che parlano di riserve immense a bassa “quota”. E’ ovvio che mirano a soppiantare la Danimarca dall’area.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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