Vento (forte) di destra sulla Finlandia

Scritto da: il 18.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Un forte vento di destra soffia su di una delle più avanzate democrazie del mondo, la Finlandia. I risultati delle elezioni politiche di ieri non lasciano dubbi, il Paese per il momento ha accantonato l’opzione socialdemocratica, preferendo dare fiducia a conservatori e nazionalisti. La spiegazione di tutto ciò è relativamente semplice, i finlandesi hanno detto no ai salvataggi illimitati di chi non rispetta le regole comunitarie che vogliono i conti dei Paesi membri rigorosamente in ordine.

Non a caso, la campagna elettorale è stata tutta incentrata sul caso Portogallo, da poco salvato dalla bancarotta dai denari comunitari. La vittoria dei conservatori, in sé assolutamente normale, è stata però accompagnata dal vero e proprio trionfo degli ultranazionalisti denominatisi “Veri finnici”, dato anomalo per la moderata Finlandia. Di fatto la mappa del potere all’interno della Repubblica ne esce completamente ridisegnata.

La Coalizione Nazionale, appunto il partito conservatore, ha conquistato il 20.4% dei consensi, i socialdemocratici il 19.1% e gli ultranazionalisti “Veri Finlandesi” il 19%, diventando così la terza forza politica del Paese grazie al loro carismatico leader, Timo Soini, fautore di una aggressiva visione populista, euroscettica e xenofoba. Gli europeisti del Keskus (Centro), lo storico partito del premier uscente Mari Kiviniemi, sono invece crollati al 15.8%. Non si può dire che siano spariti, ma solo nel caso in cui si dovesse decidere di escludere i nazionalisti dal governo potrebbero risultare determinanti.

Sicuramente forti saranno le conseguenze del voto finlandese anche a livello di istituzioni comunitarie, con la Bce che sarà ancora più isolata di prima nel tenere a bada le voglie di Berlino che spinge per una ristrutturazione dei debiti dei Paesi a rischio senza troppo guardare alle conseguenze sociali. Inoltre, la Finlandia potrebbe ora, come accaduto in Francia ed Olanda con il referendum sulla Costituzione europea, bloccare il meccanismo di salvataggio dei Paesi dell’Ue in difficoltà messo appunto nei mesi scorsi con non poca fatica. Meccanismo che, per inciso, si basa sull’unanimità. Il parlamento di Helsinki ha infatti diritto di ratifica su tutte le decisioni dei “bailout”, i salvataggi finanziari decisi dai membri Ue, e la massiccia presenza dei “Veri Finlandesi”potrebbe fortemente condizionarlo.

A questo punto, ad Helsinki si profila un governo di coalizione tra conservatori e socialisti che dovrà essere necessariamente formato entro la fine di maggio. Soini ha già dichiarato di attendersi almeno un coinvolgimento nelle trattative per la formazione del nuovo esecutivo, ma non è da escludersi l’ipotesi di una maggioranza assai larga che lo veda protagonista. Sarebbe davvero una pesante ipoteca su tutta la futura politica dell’Unione.

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