V(u)oto di scambio: il caso Lombardo e il silenzio della politica siciliana

Scritto da: il 19.09.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica.

Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe.

Del resto, è da fine marzo 2010, quando la Repubblica ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi completa, paralisi, più che sospensione, del giudizio. Segno incontrovertibile di debolezza.

Insomma, altro che la speculazione politica che secondo il procuratore capo facente funzioni di Catania, Michelangelo Patanè, sarebbe in atto. Proprio il contrario. Un vuoto (di scambio?) politico impressionante, un silenzio corale che la dice lunga sulle condizioni dei partiti in Sicilia, ormai vasi comunicanti del nulla. Enzo Bianco ha da condurre una delicata battaglia interna al Pd ed è ovvio che intervenga in questo frangente. Ma tutti gli altri protagonisti della vita pubblica dell’Isola? Possibile che in nessuno, alleati o avversari, sia sorta l’esigenza di evidenziare che un presidente di Regione a giudizio per voto di scambio è un’anomalia di cui almeno discutere? Possibile che nessuno, di contro, minimizzando la gravità della cosa in sé, abbia avuto il desiderio di dire che ora è finalmente il momento di lavorare per rimettere in moto la Sicilia?

Perché diciamolo chiaro, la politica isolana per un anno e mezzo è rimasta in animazione sospesa. Nel mentre sui giornali si rincorrevano voci su di un eventuale arresto di Raffaele Lombardo o gossip su sue (più che improbabili) dimissioni, l’economia siciliana è finita in coma profondo, con un 2011 in avvilente crescita zero (se andrà bene), i settori produttivi stremati ed i lavoratori in immani difficoltà quotidiane. Sullo sfondo, il risiko delle candidature a sindaco delle grandi città, a presidente delle moriture Province ed a presidente delle Camere di Commercio (queste almeno in ottima salute). Guerre carsiche all’interno e fra le associazioni di categoria e accordi politici sottobanco valutando l’opzione Lombardo sconfitto o Lombardo vittorioso (tipo i piani Mike e Viktor all’epoca del rapimento Moro), ecco il massimo che offre oggi la politica siciliana. Fuori dai Palazzi, però, la gente ormai è esasperata. E in autunno il clima sociale non potrà che peggiorare.

Raffaele Lombardo

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