WikiLeaks Files, una tempesta in una tazzina di caffè

Scritto da: il 29.11.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Molto nervosismo nei giorni scorsi per le temutissime (anche troppo) rivelazioni di WikiLeaks, il sito creato dall’australiano Julian Assange che riesce ad ottenere documenti riservati e notizie sensibili sulle strategie e le scelte dei governi del mondo per immetterle on line. Sulla moralità di simili operazioni ogni dubbio è lecito, visto che in determinati casi è stata seriamente messa a repentaglio la vita di soldati ed agenti occidentali impegnati in incandescenti scenari di guerra, ma certo su quest’ultima massiccia fuga di notizie è stata l’esagerazione a farla da padrona assoluta. Perché a ben leggere la marea di documenti riservati delle Ambasciate statunitensi con la quale l’irresponsabile Assange ha inondato le redazioni dell’intero pianeta vi sono infatti molte ovvietà e pochi scoop. Insomma, altro che «11 settembre della diplomazia», come – un po’ troppo ansiosamente – il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito la giornata di ieri.  Tutto sommato una tempesta in un bicchier d’acqua. Anzi, vista l’isteria collettiva scatenatasi, in una tazzina di caffè …

Ma proviamo a fare un piccolo elenco delle rivelazioni più banali e di quelle di contro più inedite e interessanti pubblicate da WikiLeaks.

BanalityLeaks
1) Da anni si poteva notare una (neanche tanto) vaga rassomiglianza fra Gheddafi e Michael Jackson (tutte le facce “plastificate” un po’ hanno qualcosa in comune). Che il leader libico faccia uso di butulino antirughe è quindi una notizia, oltre che inutile in sé, di una ovvietà assoluta, probabilmente la più esilarante fra quelle diffuse da Assange.
2) Non è che si potesse mai pensare ad una profonda stima della corrente amministrazione americana nei confronti del premier italiano Berlusconi, sostanzialmente considerato un incapace. Quando uno parte con il piede sbagliato (l’infelicissima frase sull’Obama «abbronzato» pronunciata durante la campagna 2008 per la Casa Bianca) poi è difficile assai recuperare. Ovvio che i giudizi tranchant dell’ex incaricato d’affari statunitense a Roma Elizabeth Dibble sul leader del Pdl (e proprio sulla sua propensione “festaiola”) non lo aiutano in questo particolare momento della vita pubblica italiana.
3) Che Angela Merkel fosse poco creativa e per nulla propensa al rischio era noto a tutti, non occorreva certo un dispaccio riservato della diplomazia Usa a Berlino per farlo sapere al mondo.
4) Idem per la debolezza della coalizione Tory-LibDem che governa Londra. I rapporti fra Cameron e Clegg non sono mai stati buoni e la loro alleanza è a rischio. Gli scenaristi lo dicono dal giorno prima del varo del (nuovo) governo britannico.
5) Che Washington e Seul stiano elaborando un piano per la riunificazione delle due Coree è la scoperta dell’acqua calda. Addirittura vi sono studi così dettagliati in merito da dire quanto verrebbe a costare l’operazione ai sudcoreani (circa 1.700 miliardi di euro, più che per la riunificazione tedesca). Il collasso di Pyongyang è nella natura delle cose, prima o poi avverrà. E Seul non vuole certo farsi cogliere impreparata dalla Storia.

InterestingLeaks
1) La cosa più interessante emersa dai files di WikiLeaks riguarda Hamid Karzai. Del presidente afgano – amico dell’ex segretario di Stato statunitense Condoleeza Rice (i due sono stati consiglieri d’amministrazione della multinazionale petrolifera Chevron), nonché della famiglia Bush – l’Ambasciata americana a Kabul non ha una bella idea, anzi i suoi funzionari lo definiscono «ispirato dalla paranoia». Inoltre, con la fuga di notizie pilotata da WikiLeaks si scopre che il fratellastro Ahmed sarebbe un corrotto e – addirittura – un trafficante di droga. I gossip in merito non mancavano, ma certo tale “certificazione”  li pone sotto una luce differente.
2) A riguardo ancora della Merkel, dai WikeLeaks files veniamo a sapere che un uomo del governo tedesco in carica sarebbe al soldo degli Stati Uniti, Ora si aprirà la più classica caccia alle streghe fino a quando non salterà fuori il nome, ma qualche sospetto circola già.
3) Che i Paesi del Golpo Persico, con in testa l’Arabia Saudita, non fossero entuasiasti del programma nucleare iraniano lo si sapeva, ma che addirittura re  Abdullah (peraltro ormai in pessime condizioni di salute) avesse pressato Washington per un intervento urgente contro Teheran («attaccate subito l’Iran») è una novità di qualche valore. Di sicuro il regime degli ayatollah non sarà contento di sapere di una opposizione tanto radicale dei sauditi ai propri progetti atomici.
4) Che a Washington il Palazzo di Vetro dell’Onu venisse visto con sospetto era notorio, ma che Hillary Clinton abbia ordinato di spiare il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è gravissimo e non mancherà di compromettere (ulteriormente) i rapporti fra l’istituzione sovranazionale e gli Usa.
5) Era altresì risaputo l’interesse americano per delle strategie che consentano all’occorrenza (ossia in caso di colpo di Stato islamista in Pakistan) di impedire ad al-Qaeda di mettere le mani sulle atomiche di Islamabad. Ma che i pakistani avessero rifiutato la proposta americana di togliere l’uranio dai reattori e conservarlo in basi a stelle e strisce è una novità. Che la dice anche lunga su quanto poco oggi possa fare per via diplomatica l’Occidente per evitare che si concretizzi lo scenario al momento peggiore di tutti per l’umanità, ovvero Osama bin Laden con un arsenale nucleare.

Julian Assange

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