X-Men First Class (in Italia X-Men L’inizio) è tutto sommato un bel film. Poco a che fare con la continuity Marvel, qualche incongruenza addirittura con gli altri della serie, ma senza dubbio un lungometraggio piacevole e splendidamente girato dall’ottimo Matthew Vaughn, un regista che il suo mestiere senza dubbio lo conosce bene (per/con l’amico Guy Ritchie ha prodotto, tra gli altri, Lock & Stock – Pazzi scatenati, e The Snatch - Lo strappo). La trama inizia nel 1944 in un campo di concentramento nazista, per proseguire nel 1962, in piena guerra fredda. Ecco, lo sfondo è la guerra fredda, con qualche “licenza poetica”, ma è quello. Tanto che, in tutta franchezza, in alcuni momenti il film sembra un episodio – buono per carità – della saga di 007.
Fra Cia, ex nazisti al soldo del Cremlino, mutanti buoni a protezione dell’Occidente e cattivi vicini al Patto di Varsavia, ecco spiegata la crisi dei missili a Cuba: una mossa di un mutante malvagio nella lotta che lo contrappone al giovane Professor X ed all’alleato Magneto. Un buono, quest’ultimo, roso dal (sacrosanto) desiderio di vendetta che alla fine del film (come ogni spettatore sa, essendo Magneto un classicissimo supercriminale dei fumetti Marvel) diventa cattivo.
Insomma, a metà fra la polpetta prevedibile ed il bel film di fantapolitica, X-Men L’inizio è godibilissimo, soprattutto perché, come scrivevo, Matthew Vaughn dà una splendia prova di regia. Lontano dai fasti del primo film Iron Man, ma lontano anche dall’insulsaggine di Thor o dalla noia letale dei due Fantastici 4.